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Chiesa di S. Maria ad Elisabetta di Canizzano

Comune di Treviso, quartiere a ridosso del Sile alla periferia ovest del comune confinante con Quinto.
Scarse sono le indicazioni della bibliografia storica trevigiana su questa parrocchia appartenente, attualmente, alla parte sud-ovest della città. Un tempo, la chiesa era una cappella del coraepiscopato di Quinto. Il nome di Canizzano deriva dai canneti delle paludi del Sile. Successivamente vi si aggiunsero i colmelli del Dom, S.Vitale e parte di Mure. La presenza di diversi altari e delle devozioni praticate in questa chiesa, fa capire l'importanza che essa ha avuto per la teologia e la spiritualità di estremo spessore storico-pastorale per la vita della parrocchia. Sulla fondazione e sulla costruzione dell'attuale edificio sacro non vi sono documenti di sorta. Il Coletti però, descrivendo le chiese del suburbio trevigiano, assegna al sec. XV l'epoca dell'edificazione e così ne illumina l'architettura: "Costruzione in laterizio. Dell'antica struttura a tre navate sono ancora visibili esternamente tracce nei fianchi delle due navatelle minori, in ispecie è ben conservato quello a mezzodì. La parete è scompartita in quattro campi da lesene collegate in alto da una cornice di archetti gotici pensili; ogni serie è interrotta in mezzo da un largo arco scemo per far posto ad una finestra con contorno di dentelli in mattone. La lesena centrale si gonfia curiosamente in basso per circondare la porta archiacuta che si apre in mezzo". Dall'originario contratto per le pitture, possiamo intuire i notevoli rimaneggiamenti subiti da questo edificio sacrodurante i secoli. La chiesa quattrocentesca di Canizzano doveva essere un edificio architettonico ben angusto e ridotto, ad unica navata. Di epoca successiva al 1456 è l'innalzamento della teoria di colonne che la strutturano anche oggi in tre navate. La cappelletta del battistero, a sinistra entrando nella chiesa, è del sec. XVI. Nel 1758 si diede mano ad una nuova significativa ristrutturazione con lo smantellamento del coro precedente, il conseguente abbattimento dei suoi affreschi e la ricostruzione del coro nuovo. La sagomatura attuale delle arcate e la delineazione neoclassica dell'interno della chiesa si può riferire se non a un buon ottocento, almeno alla fine del '700 quando fu rifatta in stile ionico anche la facciata della chiesa. Esiste ancora l'antico ed interessante contratto di affrescamento della chiesa di Canizzano, datato 10 luglio 1456, con cui si dava l'incarico ai pittori Sebastiano da Faenza e Pasqualino Franco da Venezia di dipingere nella cappella maggiore della chiesa i cori degli angeli, i dottori della chiesa e i dodici apostoli, ed inoltre di affrescare all'esterno della cappella a destra e a sinistra della navata della chiesa. Gli altari sono del sec. XVIII. Il rimaneggiamento delle pitture è stato imbiancato nello stesso periodo ed è stato riportato alla luce da un recente restauro terminato nel 1995. Oggi si possono riammirare diverse parti di affreschi tra cui l'Annunziata e una dozzina di figure di Apostoli, Dottori della Chiesa e tre Madonne votive con bambino. Sono presenti anche interessanti affreschi e tele del sec. XVIII, in particolare la Visitazione di Maria Vergine a Santa Elisabetta con figure ai lati di nobildonne insieme a san Giuseppe e san Zaccaria, pregevole opera ammirata già nella seconda metà del '700 e attribuita ad "eccellente pennello". Le due cattedre del presbiterio giungono da una chiesa soppressa di Torcello e sono della tradizione del tardo 800.
Fin dai primi documenti medievali è denominata col titolo di "Sancta Maria ad Elisabeth de Canicano", dedicata cioè alla Visitazione della Beata Vergine Maria.
La chiesa custodisce l'immagine con volto e mani lignee laccate della Vergine della Maternità con bambino, molto venerata dalla popolazione locale e limitrofa. Questa devozione al Parto di Maria, almeno nel '700 e nei secoli precedenti, si concentrava attorno ad un piccolo simulacro quattrocentesco di fattura popolare padana, ora disperso, che nel 1779 si ravvisava "parte dorato, parte dipinto ad olio" e veniva portato in processione. E' memorabile che S. Carlo, che si recava alla sua Badia di Follina, si fermasse ad un fonticello presso la chiesa di Canizzano da cui prese il nome la fonte stessa.
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