PARCO NATURALE DEL FIUME SILE

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La Pantàna, a barca da Sil

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L'economia delle aree palustri, nella zone delle risorgive del fiume Sile, è stata da sempre sostenuta da una intensa attività legata alla pesca, alla raccolta delle cime della canna palustre (scoéte) e al taglio dello strame necessario all'allevamento del bestiame e all'artigianato locale.
"A barca da Sìl", anche chiamata con li termine veneziano di pantàna è una imbarcazione con fondo piatto, con la prua e la poppa mozze che veniva spinta nelle paludi e sul fiume grazie alla "àtoea", una pertica in legno di salice (selghèr) che, oltre ad essere leggero e resistente, aveva il pregio di essere facilmente reperito in loco. In testa alla pertica vi era una forcina di metallo che. durante la spinta, permetteva una maggior e sicuri presa sul fondale del fiume, che in alcuni tratti può anche essere ghiaioso.
Dato che doveva toccare il letto del Sile, in alcuni punti profondo sino a tre metri e mezzo circa, l'àtoea era lunga non meno di cinque metri. Dove la profondità del Sile era ancora maggiore era necessario "poggiare" la pertica sulle sponde del fiume. Dalla pantàna, con una apposita falce (el falsìn) si provvedeva al taglio dell'erba lungo le sponde della palude e nel fiume. La risulta dello sfaldo veniva in seguito stesa ad essiccare e, poi, utilizzata come materia prima indispensabile per l'economia rurale che, seppur povera, garantiva una minima fonte di reddito, gratificando il lungo e faticoso lavoro.
Riscoprire la pantàna, come importante elemento della cultura fluviale, equivale oggi ad educare ad un rinnovato modo di vivere il fiume, proponendo forme di turismo consapevole ed eco-sostenibile. Grazie al loro limitato impatto sull'ecosistema, queste storiche imbarcazioni permettono oggi al visitatore attento di godere il Sile da una diversa prospettiva che, con tempi e ritmi lontani dalla civiltà dei motori, restituisce appieno tutti i suoi segreti e le sue suggestioni.