PARCO NATURALE DEL FIUME SILE

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Le Lavandaie del Sile

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Eravamo a Musestre e ci legammo accanto a una scaletta di pietra che scendeva dall'argine fino all'acqua: accanto c'erano ancora gli spazi, ormai coperti d'erbe, in cui le donne, in un tempo non troppo remoto, sistemavano il «lampòr» (c'è un suono simile al termine greco làmpro, che nel trevigiano significa limpido), l'attrezzo il legno che serviva a lavare i panni sul fiume.
La chiusa serviva esclusivamente alle barche dei lavandai di Roncade che lavoravano per i ristoranti e gli alberghi di Venezia. Roncade, fino a non molti anni fa, per antica tradizione lavava la biancheria di Venezia. C'è chi ricorda i prati su cui a perdita d'occhio erano stese ad asciugare tovaglie e lenzuola, dopo essere state lavate nelle fresche e gelide acque del Musestre da file di donne chine sul lampòr, che cantavano lente canzoni di fiume.
Dicono che i panni lavati al fiume e fatti asciugare sull'erba acquistino una freschezza e un profumo che nessun detersivo oggi potrebbe ritrovare. Non si può però accettare quella bianchezza in cambio delle ginocchia gonfie e delle mani piagate delle lavandaie. Quel che si vorrebbe è che qualcuno avesse trascritto le parole e l'aria dei canti delle lavandaie di Roncade, quelli che ancora aleggiano nell'aria, tra i prati e le vigne che si vedono passando in barca lungo il Musestre. Purtroppo non se ne trova traccia neppure in «Cento canzoni popolari della Marca Trevisana» raccolte nel 1938 da Giuseppe Mazzotti e Sante Zanon, ristampate con illustrazioni di Sante Cancian dall'editore Canova di Treviso nel 1970.


"El lampór" (l'asse per lavare sul fiume)
Consisteva in una tavola a fianco inclinato che serviva d'appoggio per insaponare, spazzolare o riscacquare la biancheria. L'inclinatura si otteneva ponendo ai lati della tavola centrale due piccole tavole laterali disposte verticalmente. All'estremità superiore del piano d'appoggio (per poter essere facilmente raggiungibile dalle lavandaie) c'era un rialzo quadrangolare di circa 20 cm. di lato, che serviva da portasapone. II "lampór" aveva inoltre una specie di scalino posteriore, sempre in legno, su cui si inginocchiavano le lavandaie.
Le dimensioni del "piano di lavoro" erano mediamente di circa metri 1,50 di larghezza, 75 centimetri di profondità e il rialzo era di circa 40 centimetri.