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Chiesa di San Martino Urbano

Sobborgo del Comune di Treviso a ridosso delle mura nella parte sud della città.
L'area del ponte di San Martino è ricca di storia e di rapporti con la Chiesa. Il Ponte di San Martino era il primo ponte esistente a Treviso; era un punto strategico ed una importante via di comunicazione per la città. I documenti storici parlano di 16 ruote di mulino a ridosso del ponte che sono state per diverso tempo sotto il controllo del vescovado. Alcuni sostengono che la prima cappella cittadina, dedicata a San Martino, risalga al Vescovo Felice, che nel 569 salvò la città dalla distruzione dei longobardi. Più recenti ed attendibili fonti storiche indicano le sue origini nell'VIII secolo, dopo la fondazione del monastero dei Santi Pietro, Paolo e Teonisto, al quale è strettamente legata storicamente. Essa era una delle più antiche chiese di Treviso in stile romanico esente da influenze lagunari. La Chiesa antica fu completamente distrutta a seguito del bombardamento del 7 aprile 1944. L'attuale chiesa è del 1963.
Chiesa - Progetto dell'Arch. Tramontini. La Chiesa è del 1963 con struttura ad albero e ad unica navata di circa 400mq., caratterizzata dalla plasticità delle forme ottenute dall'uso del cemento armato; un linguaggio architettonico intrinseco alle tendenze dell'epoca costruttiva. L'intera struttura ha come elementi portanti due eccentrici pilastri che reggono la copertura senza l'ausilio delle pareti. Le due colonne cilindriche partono dalle fondazioni a zampa d'oca, allargandosi verso la sommità ed innalzandosi verso la cupola e, nel contempo, in avanti verso l'abside e l'esterno, dando volutamente una sensazione di movimento. E' una forma cercata dal progettista per rispondere a precisi schemi simbolici e per lanciare un messaggio mistico e ascetico: tutto deve essere in ascesa per tendere a Cristo e al Regno dei Cieli. Le pareti laterali, sfalsate tra loro, sono 14 come le Stazioni della Via Crucis, e vogliono sottolineare le difficoltà e le sofferenze presenti nella vita dell'uomo. La chiesa vuole anche illustrare la parabola Evangelica del grano di senape: il credente ha l'impressione di trovarsi sotto l'albero di cui parla il Vangelo; per la particolare copertura a struttura rotonda, anche dall'esterno la chiesa appare come un enorme albero. L'abside, in marmo bianco, è un corpo architettonico aggiunto. Anche l'uso ed il colore dei materiali ornamentali sono stati scelti per rispondere a schemi simbolici.
Campanile - Torre quadrilatera in cotto, con lesene angolari legate in alto da due archi pensili per lato.
Cella campanaria con trifore in ciascun lato ad archetti tondi, con esili colonnine di pietra d'Istria e con capitelli a cuscinetto trapezoidale. Tetto sporgente con mensoline di pietra. La costruzione risale alla fine del sec. XI e inizio del sec. XII, di uno stile che univa in originalissima sintesi modi ed elementi del romanico lombardo con la tradizione esarcale. Benchè abbia subito diversi interventi di restauro, il campanile appare ancora nella sua integrità originaria.
Affresco absidale ad opera del pittore Prof. Rivetta di Milano e rappresentante "Chiesa militante e trionfante dal sacrificio alla gloria" (vi appaiono personaggi religiosi, tra cui Paolo VI ed altre persone trevigiane. Pala di "Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù" ad opera di A. Della Coletta (olio su tela del 1964). Pala dei " Santi Giovanni Bosco e Domenico Savio ad opera del Prof. Rizzotto di Rossano (olio su tela del 1966). Pittura su tavola di Semenzato (1998) raffigurante San Martino. Inoltre, sono presenti opere recuperate dall'antica Chiesa: due statue in pietra dei Santi Zeno e Antonio da Padova; dipinto del 1400; un crocefisso del sec. XVIII; un Capitello Bizantino di pregevole fattura; un affresco raffigurante San Martino risalente alla prima chiesa del 670.
Alla metà del VI secolo, il culto a San Martino era molto diffuso in Occidente, in particolar modo in Francia ed Italia. La chiesa è dedicata a San Martino, nato in Pannonia, a Sabaria, verso il 315; il santo svolse apostolato nella Gallia e successivamente in Italia. A Ligurè, presso Poitiers, fondò il primo monastero dell'Occidente, diventando poi vescovo della città. E' ricordato e venerato soprattutto per l'offerta che egli fece, in una rigida giornata invernale, di metà del suo mantello ad un povero incontrato per strada, ricevendo in dono l'apparizione di Cristo vestito con quel lembo di mantello. Morì nel 397 a Candes, in Touraine.
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