PARCO NATURALE DEL FIUME SILE

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Antichi mestieri sulle rive del Sile

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Il Sile, il più lungo fiume di risorgive d'Europa, presenta ambienti umidi di grande interesse, accanto a testimonianze di vita e del secolare lavoro dell'uomo, in simbiosi con il fiume stesso i principali beneficiari della forza creatrice del fiume sono stati agricoltori, cacciatori e pescatori. Col lento trascorrere dei secoli sulle sue sponde si sono trasmessi per generazioni tanti antichi mestieri: suggeriti dall'incedere del fiume e scanditi dai suoi ritmi e dalle possibilità che offriva. L'importanza nella vita economica e sociale del territorio che attraversava, rimase sostanzialmente immutata fino al secondo dopoguerra. A partire dagli anni '50, però, il rapido sviluppo industriale fa a poco a poco dimenticare il Sile e i suoi antichi mestieri. Oggi, alcuni sono definitivamente scomparsi ed altri sopravvivono, pur essendosi riconvertiti e pagato il necessario pedaggio ai tempi nuovi con l'adozione delle varianti imposte dal progresso. Barcari, mugnai, lavandaie a risciacquare i panni in acque limpide, cavallanti, cariolanti, comanderessi, squerarioli, maestri d'ascia, artigiani per fare scope e impajar 'e careghe, costruire nasse e reti da pesca, e chi si occupava del servizio del passo a barca.
Praticamente estinti mestieri e ritratti del tempo che fu, sono rimasti i poeti, i pittori, gli innamorati del Sile, fonte di ispirazione artistica da cui sono scaturiti personaggi, libri.

La pesca fluviale era, fino ai primi decenni di questo secolo, uno tra i più diffusi mestieri praticati lungo il Sile.
Pescavano abitualmente nel fiume i contadini che vivevano nelle vicinanze e anche i mugnai, per i quali il prelievo del pesce era agevole in quanto collocavano manufatti di legno o reti a valle delle paratoie di scarico dei mulini. Si pescavano bisate (anguille), tinche e squali (lucci); gli strumenti più utilizzati erano i bertovei (trappole in rete di forma cilindrico-conica), le nasse, costruite in vimini, ed altri attrezzi di uso saltuario come la fiocina e il rezzaglio.
La peculiare vegetazione rivierasca del Sile ha da sempre attirato la gente di fiume a raccogliere le erbe palustri, utili come foraggio e strame per le stalle, ma anche materia prima per l'artigianato rurale: impagliare sedie, fare scope, rivestire fiaschi, costruire stuoie e borse. L'esigenza di spostarsi in ambienti dominati dall'acqua, sviluppò la navigazione a bordo di modesti natanti a fondo piatto con l'uso di una pertica come mezzo di propulsione (la Pàntana). Queste imbarcazioni erano costruite da falegnami o da contadini e servivano per l'attività di caccia e pesca, per la raccolta delle erbe palustri, per il trasporto di modeste quantità di granaglie ai mulini, per traghettare persone e animali da una sponda all'altra.