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Il bosco planiziale della pianura Veneta

Ed. ASTEA VE 2014 (con riferimento ai relitti di bosco planiziale) - didattico operativo di educazione ambientale [Visotto, Patrizio Giulini e Giuliano Della Bella - Grafica e informatizzazione - Denis Visotto] - Inserto: COME RICONOSCERE GLI ALBERI IN INVERNO, a cura di Giorgio Desidera - disegni di Gianni Anselmi.

Ed. ASTEA 2014 - didattico operativo di educazione ambientale
A cura di: Visotto, Patrizio Giulini e Giuliano Della Bella
Grafica e informatizzazione - Denis Visotto

Inserto: COME RICONOSCERE GLI ALBERI IN INVERNO
A cura di Giorgio Desidera - Disegni di Gianni Anselmi

Nota introduttiva degli autori
Per le ragioni che il lettore intuirà progressivamente durante la lettura di questo quaderno, i lembi di bosco sopravvissuti nella nostra pianura veneta dovranno essere trattati da quanti li visitano come un cucciolo che abbia perduto i genitori e sia abbandonato in territorio non certo favorevole.
Chi li frequenterà, anche una sola volta, dovrà sentirsi in dovere se non di amarli, quanto meno di rispettarli. Essi, infatti se continuassero ad avere attorno la madre foresta planiziale avrebbero un'attenuazione dei fattori fisici estremi a cui ora sono esposti: temperatura, velocità dei venti, caratteristiche fisiche e biologiche del suolo, piovosità.
Sarebbe diversa la costituzione chimica della massa d'aria che si muove attorno a loro, senza inquinanti gassosi, senza polveri industriali e sostanze trascinate dai venti, liberi di infierire su quelle piante, senza la protezione delle chiome degli alberi che non ci sono più.
Il suolo stesso su cui queste sventurate piante vivono avrebbe maggiore stabilità chimica e una falda freatica meno compromessa dai sistemi irrigui circostanti e da una meccanizzazione, sempre più profonda; per le stesse ragioni l'acqua della falda avrebbe meno fluttuazioni verticali, sarebbe più pura per l'assenza dei diserbanti e degli insetticidi introdotti dall'uomo. Inoltre sarebbe 'trattata' dagli apparati radicali della madre foresta e fitodepurata da quelle stesse radici che ora non ci sono più, sostituite dall'asfalto delle vie di comunicazione, dalle gettate di cemento dei piazzali di parcheggio, dalle coperture industriali che convogliano rapidamente l'acqua piovana verso il mare dove, una volta giunta, diventa salata, quindi inutilizzabile da gran parte delle piante terrestri.
Tutti questi fattori negativi imperversano su queste aree di limitata estensione in cui tutti i parassiti naturali di una foresta si concentrano e si accaniscono esclusivamente su queste povere piante orfane e non sufficientemente protette.

Presentazione
Nell'ambito di tre province (Padova, Treviso e Venezia) sono racchiusi territori naturalistici di grande importanza e comprendenti zone molto diverse con una fortissima biodiversità, già riconosciuta e ampiamente studiata, in tempi non sospetti, da scienziati della fine dell'800 e del secolo successivo, quando ancora esistevano attorno a loro spazi non antropizzati, capaci, quindi, di proteggerli con fasce di transizione.
L'impegno dell'ASTEA è stato quello di documentare, anche a fini didattici, queste realtà, così composite nella loro molteplicità e sotto i vari aspetti geomorfologici e fisici ma, soprattutto, biologici.
Da questa ricerca sul territorio sono già nate tre pubblicazioni in cui si sono evidenziati vari caratteri specifici vegetazionali e floristici, zoologici e ornitologici e non solo, individuati e riportati nei Quaderni didattici: l'Ansa igrofila di San Michele Vecchio, il litorale e la laguna di Venezia, le sorgenti del Sile a Casacorba, l'attuale pubblicazione sui lembi forestali planiziali padani relitti, che certamente non sarà l'ultima,.
In quest'ultimo quaderno di Educazione ambientale abbiamo ritenuto interessante includere un inserto su "come riconoscere gli alberi d'inverno", studiato e curato dal Prof. Giorgio Desidera, messo a disposizione dell'ASTEA dall'Accademia Trevigiana per il Territorio, affinché testi e illustrazioni potessero essere diffusi soprattutto presso le scuole della nostra Regione.
I nostri ricercatori volontari, ai quali va tutta la riconoscenza dell'Associazione, oltre alla mia personale, con generosa dedizione, hanno cercato di dare una risposta concreta alla richiesta del mondo delle scuole di ogni ordine e grado, di poter prolungare il rapporto didattico, dopo la visita guidata sugli stessi luoghi, ai fini di incentivarne la loro conoscenza, e stimolarne il rispetto, la valorizzazione e l'amore, perché nel tempo esista una più ampia fascia di popolazione capace di operare le scelte più e adatte per il loro corretto uso.
Infine è doveroso un ringraziamento a tutti gli Enti pubblici e Privati che hanno concorso, con il loro contributo e sostegno, a permettere questa pubblicazione da affidare agli studenti al fine di rafforzare il loro senso civico inteso anche nei confronti del territorio destinato a essere condiviso anche con le altre specie animali e vegetali che lo popolano.
Riteniamo, inoltre, importante che i quaderni siano, pur nella loro corretta semplicità, uno strumento utile almeno a tutti quegli Insegnanti che si sono prodigati e si prodigano nelle scuole a scegliere indirizzi didattici più idonei alla conoscenza del territorio.

I boschi planiziari della pianura padana sono i testimoni della storia e dell'evoluzione della vita (…) questi relitti forestali, questi lembi tanto maltrattati ma, che ancora mantengono alcune loro potenzialità, sono il punto di partenza per la ricostruzione, non solo per un ripristino affettivo, come potrebbe andar bene agli ambientalisti, ma anche come testimonianza storica documentale del passato e per un'operazione che raggiunga nuove mete economiche secondo un concetto agronomico più moderno e corretto", queste parole erano, prima del 1992, sulla bocca, nel cuore e nella penna del Prof. Giovanni Giorgio Lorenzoni, amico, socio e guida scientifica dell'ASTEA e mio compianto e fedele amico e collega. Così mi piace iniziare questa prefazione ricordandolo proprio mentre, insieme, si percorreva, tra la ricca vegetazione del bosco di Olmé, questo frammento della grande foresta padana allora sopravvissuto alla mano rapace e insulsa dell'uomo; esso ha il suo soffice piano di calpestio 30 cm più alto rispetto alla campagna circostante perché più ricco di nutrienti e più produttivo in biomasse e in biodiversità.
Proprio vent'anni fa, in questi stessi giorni Giangiorgio iniziava a star male per poi lasciarci, improvvisamente, all'alba del giorno successivo al Natale del 1992; Giangio, lo chiamavano gli amici, mentre 'Babbo Natale' era il nomignolo affettuoso e reverente sussurrato dai suoi studenti di Scienze Naturali, presi sia dalla sua generosa paternità umana e scientifica, sia dalla lunga, fluente e candida barba che gli incorniciava il volto sempre sorridente.
La sua fiducia nell'intelligenza dell'uomo gli faceva immaginare che il 'seme' di Cessalto potesse far sopravvivere e sviluppare una massa forestale ben più vasta ed equilibrata, visto che essa portava ancora in sé una così ricca biodiversità da essere capace di ripopolare a macchia d'olio i grandi spazi circostanti, allora abbandonati, o quasi, dall'agricoltura e, quindi, privi, a quel tempo, di valore e di interesse economico immediato.
L'ASTEA e tante associazioni naturalistiche specializzate continuano a sorvegliare quest'area preoccupate dei cambiamenti avvenuti nell'intorno sia con autostrade, industrie, inquinamento dell'aria, sia all'interno con l'abbassamento della falda freatica, l'introduzione di specie esotiche (sovrapposte da una sconsiderata gestione forestale o sopravvenute da semi di piante coltivate nell'intorno e qui trascinati dal vento e dagli animali), sia per colpevole miopia politica che invece di portare a termine il valido progetto di creare un anello di salvaguardia che tutt' attorno la proteggesse, preferì realizzare un parco separato e senza corridoi di contatto non per favorire questa preziosa superficie, tra gli ultimi lembi di foresta padana ma, forse, qualche elettore ignorante, ma facoltoso. Non è nei nostri compiti istituzionali accertare la sussistenza di questi reati ma è nostro principale compito evidenziare errori od omissioni e, qualora venissero dimostrati, collaborare con la Giustizia, anche costituendoci parte civile. È, anche, nei nostri compiti istituzionali diffondere la cultura naturalistica attraverso questo quaderno che raggiungerà quelle classi scolastiche che ci chiedono di essere guidate nei boschi della provincia di Venezia e che conduciamo con le nostre guide specializzate, riconosciute dalle Istituzioni.
                        
L'inserto: COME RICONOSCERE GLI ALBERI IN INVERNO
Quelli che seguono sono dei suggerimenti per aiutare a riconoscere anche in inverno, quando mancano le foglie, le più comuni specie di alberi della nostra flora. Sono prese in considerazione quasi tutte le specie arboree spontanee nella nostra regione, con l'eccezione delle conifere le quali, essendo nella quasi totalità sempreverdi, non pongono particolari problemi per il riconoscimento invernale: l'unica conifera italiana a perdere gli aghi in inverno è il larice, ma proprio l'unicità di tale condizione rende impossibile qualsiasi confusione. Per non complicare troppo le indicazioni non sono state invece considerate (salvo rarissime eccezioni) le specie esotiche presente da noi allo stato coltivato, sia a scopo produttivo sia a scopo ornamentale e diffuse ad esempio nelle alberature stradali o nei giardini.
Si tratta di indicazioni schematiche, in quanto sono state concepite come materiale di supporto all'attività didattica e non come uno strumento autonomo in grado di consentire da solo di imparare a riconoscere le varie specie di alberi; danno dunque per scontata una contemporanea trattazione più estesa con osservazione diretta delle piante guidata dall'insegnante. Inoltre presuppongono in che le utilizza il possesso di una certa conoscenza delle caratteristiche degli alberi in abito estivo, come i diversi tipi di foglia o di frutto, e pertanto non si soffermano su tali caratteristiche che vengono date per scontate concentrandosi invece sulle caratteristiche tipicamente osservabili nella stagione invernale (in particolare l'aspetto delle gemme).
Il riconoscimento degli alberi in inverno risulta in generale piuttosto difficoltoso, in quanto vengono di solito a mancare i principali caratteri distintivi delle varie specie, cioè la forma delle foglie e le strutture riproduttive (fiori e frutti); a prima vista gli alberi risultano "tutti uguali" e sembrano indistinguibili! Con un po' di pratica è però possibile, senza bisogno di essere dei grandi esperti, riuscire a distinguere le varie specie soffermandosi su alcune caratteristiche di dettaglio (come ad esempio l'aspetto delle gemme) che sono diverse da un tipo di albero all'altro. Questo rappresenta anche un utile esercizio di osservazione, che ci spinge ad imparare a notare ciò che spesso ci sfugge pur avendolo davanti agli occhi.
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